Distruzione degli affreschi

L'11 marzo 1944, nel corso di un'azione militare alleata, un bombardamento colpì la chiesa padovana degli Eremitani, provocando il crollo della cappella Ovetari, dell'adiacente cappella Dotto e di parte della cappella maggiore.
Gli affreschi di grandi maestri quali Guariento, Altichiero, Antonio Vivarini, Giovanni d'Alemagna, Andrea Mantegna, Nicolò Pizolo, Bono da Ferrara e Ansuino da Forlì furono per lo più ridotti in frantumi. Immediatamente ciò che fu possibile raccogliere tra le macerie fu riposto entro casse, trasmettendo una preziosa eredità e un complicato problema.

Prime ricomposizioni manuali

Numerosi tentativi di ricomposizione dei resti della celebre cappella Ovetari, capolavoro assoluto del Rinascimento pittorico padovano, furono attuati con metodi manuali sin dall'immediato dopoguerra presso i laboratori dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma (I.C.R.) sotto la direzione di cesare Brandi.
Portata a termine questa lunga fase di studio e ricomposizione con la restituzione di tre scene originariamente dipinte sulle pareti laterali della cappella, i frammenti non ricollocati sono stati riuniti nuovamente a Padova tra il 1975 e il 1992.

Anastilosi informatica

I rapidi progressi ottenuti dalla ricerca scientifica nel campo del trattamento delle immagini per mezzo di elaboratori elettronici hanno permesso di individuare nei primi anni novanta una nuova ed efficace possibilità di proseguire l'attività di ricomposizione lasciata incompiuta dall'I.C.R. Con l'idea di trasferire al calcolatore elettronico l'attività manuale attraverso l'utilizzo di procedure informatiche, il problema è stato sottoposto dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto all'attenzione del Dipartimento di Fisica "Galileo Galilei" dell'Università di Padova, nelle persone dei professori Giuseppe Galeazzi e Domenico Toniolo.
Nel 1994, al termine dell'intervento di conservazione e tutela promosso dalla Soprintendenza e condotto da Michela Gottardo, i frammenti sono stati inventariati, catalogati e disposti su ripiani estraibili entro 113 casse. Prima della chiusura delle casse è stata effettuata da Barbara Piovan e Mauro Magliani una dettagliata campagna fotografica secondo prestabiliti criteri cromatici, di densità, di risoluzione e di scala di riduzione. Per poter ricostruire le misure e le tonalità di colore di ciascun frammento, le fotografie sono state dotate di scala cromatica, scala dei grigi e scala metrica.
Tra il 1995 e il 1997, dalla documentazione fotografica eseguita, è stato approntato il catalogo digitale dei frammenti quale primo e fondamentale passo di un più complesso e avanzato progetto, avviato in fase sperimentale grazie alla collaborazione tra Soprintendenza e Università di Fisica.
L'obiettivo della procedura informatica, definita anastilosi mutuando una voce tecnica dal restauro architettonico applicato agli edifici dell'antichità, è la realizzazione di una mappatura delle posizioni dei frammenti più completa possibile, attraverso metodologie informatiche appositamente ideate .
I vantaggi di questo nuovo modo di procedere sono essenzialmente una riduzione notevole delle risorse e dei tempi di lavoro e l'opportunità di eliminare la manipolazione dei frammenti, evitando ulteriori danni alla loro conservazione. Oltre a ciò questo approccio permette di valutare, anche sotto gli aspetti storico-artistici e della tecnica pittorica, i risultati via via ottenuti prima di procedere a una eventuale ricostruzione effettiva.
Un primissima proposta di anastilosi informatica è stata presentata già nell'ottobre 1994 nel corso del convegno "Filosofia e tecnologia del restauro" tenutosi presso l'abbazia di Praglia.
Tra il 1998 e il 2000 è stata condotta una sperimentazione su un campione di 1000 frammenti allo scopo di provare l'efficienza della metodologia; i risultati, ritenuti soddisfacenti, sono stati presentati ad Assisi nel gennaio 1998 in occasione del III Incontro Restauratori d'Italia. Ciò ha portato alla proposta di un più ampio e completo progetto di anastilosi informatica, il "Progetto Mantegna", dedicato al celebre artista cui si deve gran parte della decorazione pittorica della cappella Ovetari.

Prima del crollo

altare e abside

La chiesa distrutta

Foglio di catalogo - fronte