Prima dell'inizio
Tra il 2000 e il 2001 è stata pianificata l'attività del Progetto Mantegna, stabilendo le modalità di lavoro, valutando i tempi e quantificando le risorse
necessarie.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo si è proposta come unico ente finanziatore del progetto, che è stato regolamentato da una convenzione
tra lo stesso ente, l'Università degli Studi di Padova, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico ed Artistico e Demoetnoantropolgico del Veneto e la Curia
Vescovile di Padova.
Allestimento del laboratorio informatico
Dopo una prima presentazione avvenuta a Ferrara nel marzo 2001 in occasione del "Salone Internazionale del Restauro", si è proceduto all'allestimento della
sede operativa, il laboratorio di via Carlo Dottori 7/B.
È stata installata e configurata una rete di 12 calcolatori, normali Personal Computer dotati di processori
a 1000 MHZ con 768 MB di RAM, 20 GB di hard-disk ognuno, scheda Ethernet 10/100 Mb, equipaggiati con SuSe Linux 7.2, mentre l'elaboratore principale della rete
è stato dotato anche di un server MYSql per la realizzazione di una banca dati.
Sulla nuova piattaforma sono stati eseguiti i primi test ed è stata avviata la selezione del personale. Sono stati scelti come collaboratori studenti, neolaureati,
specializzandi e dottorandi provenienti da facoltà scientifiche e umanistiche, con l'obiettivo di rendere il laboratorio un luogo d'incontro tra competenze
diverse e creare un ambiente stimolante per la formazione culturale e tecnico-scientifica dei giovani. La gestione dal punto di vista tecnico è stata affidata
a due assistenti informatici, allora studenti di Ingegneria, incaricati dello sviluppo e della manutenzione del software.
Attività del laboratorio 2001-2004
L'attività del laboratorio del Progetto Mantegna, avviata nell'autunno 2001, si è svolta sino al dicembre 2004 seguendo una procedura di ricollocazione dei frammenti rimasta
sostanzialmente invariata. La rete di elaboratori elettronici ha condotto automaticamente il calcolo delle immagini digitali di tutti i frammenti (80.000 ca.)
senza alcun tipo di selezione stilistica preventiva e ha operato il confronto con le immagini di riferimento prestabilite dalla Convenzione (6 episodi delle Storie di san
Giacomo illustrati sulla parete di sinistra e 4 episodi delle Storie di san Cristoforo sulla parete di destra, le ultime due storie di san Cristoforo sono sopravvissute
al bombardamento grazie ad uno stacco avvenuto per ragioni conservative a fine Ottocento). La validità di tutti i risultati proposti dal calcolo è stata esaminata
dagli operatori, che hanno confermato o meno le posizioni elaborate dalla procedura informatica.
Attività del laboratorio 2004-2006
Dai primi mesi del 2004, mentre l'anastilosi procedeva secondo i criteri stabiliti, si è ritenuto opportuno avviare una nuova fase sperimentale di interazione tra
metodologie informatiche e competenze di natura storico-artistica maturate all'interno del laboratorio, al fine di vagliare la possibilità di sveltire i tempi di
lavoro ed estendere eventualmente la ricomposizione informatica ad altri partiti pittorici della cappella fino allora non considerati.
Il primo passo in questa direzione è stato quello di avviare una ricognizione sistematica del catalogo digitale.
L'analisi, confermando i risultati che l'anastilosi informatica stava producendo, ha innanzitutto evidenziato che un'elevata percentuale dei frammenti presenta
elementi grafici distintivi assai modesti e dunque contenuti di riconoscibilità poco adatti alla metodologia adottata. Altri frammenti, gravemente danneggiati
nello stato di conservazione della pellicola pittorica, risultano ricollocabili con scarsa probabilità, in quanto troppo alterati rispetto alla situazione degli
affreschi documentata dalle immagini fotografiche del ciclo disponibili.
Attraverso una valutazione critica della qualità e della tecnica pittorica, è stato possibile isolare i frammenti riferibili alle più antiche decorazioni
della chiesa degli Eremitani distrutte dal bombardamento del '44: la decorazione absidale di Guariento, le pitture di primo e secondo Trecento della cappella Dotto,
adiacenti alla cappella Ovetari. Per quanto riguarda i frammenti riconducibili alla decorazione quattrocentesca, e dunque agli affreschi della cappella Ovetari,
i quali costituiscono la parte più consistente di ciò che si è frammentariamente conservato, un numero piuttosto elevato di essi sembrerebbe corrispondere
agli elementi architettonici delle storie e alle fasce monocrome che ne costituivano l'intelaiatura prospettica. Molti altri si sono ricondotti alle ricche ghirlande
che decoravano le pareti laterali, la volta e l'abside. Ciò che resta invece della parte strettamente figurativa, originariamente preponderante nell'economia generale
del ciclo, appare esiguo e si limita ad alcuni brani di panneggio e ancor più rari e piccoli particolari di volti e capigliature. Confrontando puntualmente il materiale
fotografico e sfruttando le possibilità di ingrandimento fornite dal mezzo elettronico si è cercato, dove possibile, di ricollegare a vista i frammenti alle
figurazioni o ai partiti ornamentali originari. In tal modo si sono individuati molti pezzi provenienti da aree pittoriche della cappella per cui la convenzione del 2001
non aveva previsto la ricomposizione, ma di cui si conserva memoria fotografica di buona qualità, cioè la volta e la tribuna absidale.
È stato quindi possibile, analizzando le diversità di esecuzione pittorica e operando confronti puntuali con altre opere attribuite, avviare all'interno del
catalogo dei frammenti, una distinzione delle mani che collaborarono al famoso cantiere pittorico e individuare alcune particolarità che contraddistinguono i
diversi artisti. Tale operazione è stata condotta in stretto riferimento alle notizie fornite dalla documentazione archivistica conservatasi e alla folta letteratura
critica dedicata al famoso ciclo e ai suoi protagonisti.
Le informazioni raccolte ed elaborate durante la ricognizione del catalogo sono state documentate e successivamente organizzate in modo funzionale mediante la creazione
di una base di dati, al fine di classificare, per fogli di catalogo, tutti i frammenti recanti sufficienti caratteristiche di riconoscibilità.
Pressoché concluso il lavoro di ricomposizione virtuale sulle pareti laterali della cappella nel dicembre 2004, l'uso della base dati ha permesso di proseguire
l'attività del laboratorio senza la collaborazione degli studenti universitari. Riducendo il calcolo ad un numero di frammenti assai minore rispetto a quello
previsto dalla procedura impostata per la prima fase di lavoro, in meno di due anni e con spese fortemente ridotte, si è potuta estendere l'anastilosi a tutti i
partiti decorativi della cappella Ovetari di cui si conserva memoria fotografica.